Biografia

Vivo a Lucca, ho insegnato Storia dell’Arte in una scuola media superiore e mi occupo di fotografia da molti anni. Da dilettante. Nel senso che non mi guadagno da vivere con il mezzo fotografico.
Ho avuto, dopo la laurea in Architettura, la tentazione di farne il mio lavoro principale, ma mi è mancata la determinazione necessaria.
Solamente agli inizi del mio percorso ho partecipato all’attività di un circolo fotografico. Esperienza durata poco: le discussioni all’interno del gruppo erano sempre più improntate a un esasperato tecnicismo.
Raramente mi sono interessato ai concorsi fotografici. Ho partecipato per alcuni anni al Nikon Photo Contest con una menzione onorevole nel 1977/78.
Per il resto la mia è stata una ricerca solitaria con progetti che non sono venuti alla luce, a eccezione – nel 1991 – di un calendario. Soggetto: le mura della mia città, Lucca.
Ho da sempre coltivato la foto di viaggi. Con maggiore consapevolezza in questi ultimi anni. Per me la fotografia, parafrasando Henri Cartier-Bresson, maestro di tutti noi, è sintesi di tempo, spazio e colore. Fotografare durante un viaggio è un modo di incontrare il mondo e di aprirsi agli altri. Nel rispetto delle diversità di ciascun essere umano.
Amo gli scatti in cui compaiono le persone, perché la fotografia è capace di cogliere nei loro volti il loro vissuto, la loro storia, che è la storia di tutti, indipendentemente dal colore della pelle, dalla razza, dalla religione.
Nella mia formazione mi ha aiutato lo studio dell’opera di William Klein, che ci fa capire come con il grandangolare si possa entrare nell’anima della gente, e quello di Eugene Smith per il suo impegno civile, il rispetto degli altri e la capacità di emozionarci. Un fotografo che sento “vicino” è Steve McCurry e mi viene spontaneo seguire il suo pensiero: “Viaggio e fotografia sono sempre stati intrecciati. Abbiamo così poco tempo da vivere in questo mondo che non riesco a pensare a un uso migliore del mio tempo, se non quello di sfruttarlo per viaggiare, per fotografare, per vivere esperienze diverse in luoghi differenti. Per me non c’è niente di più importante di questo”.
Spero che l’aver creato un mio sito fotografico non sia interpretato come un atto di presunzione. Semplicemente ho voluto rispondere in modo soddisfacente alle richieste di amici che apprezzano il mio lavoro, ma che non riescono a vederlo per mancanza di tempo: i soliti – comuni a tutti – impegni della vita.
Voglio ribadire in questa sede che le foto pubblicate non sono state realizzate né a fini di lucro né a scopo commerciale. Nel caso qualcuno si riconoscesse nelle foto e fosse contrario al fatto che la sua immagine compaia nel sito, può contattarmi – per chiederne la cancellazione – via mail.
Mi scuso anticipatamente con coloro ai quali avessi causato anche il minimo disturbo.
Marco Puccinelli

MARCO PUCCINELLI
o
dell’occhio che cattura

di Mariapia Frigerio

C’è un occhio, quando guardiamo, che non è l’occhio di tutti. C’è una prospettiva, quando guardiamo, che non è la prospettiva di tutti.
Ma è un certo occhio che ci fa vedere, è una certa prospettiva che ci fa assaporare («Oh, che dolce cosa è questa prospettiva!…»).
Nella fotografia, che sta dilagando in modo abnorme – ora che tutti si sentono indistintamente fotografi e modelli –, l’occhio (nel senso dello sguardo) è fondamentale. E’ quello che distingue la banalità dello scatto indiscriminato, del mordi e fuggi, del iofotografotutto.
L’occhio di Marco Puccinelli invece cattura. E cattura in duplice senso.
Cattura immagini in primo luogo e cattura noi spettatori.
E poco importa se quello che ci dona siano paesaggi dell’India o della Persia o delle grandi capitali europee o, ancora, immagini della sua città, Lucca.
Negli scatti di Marco Puccinelli paesaggi si mescolano a volti vecchi e giovani, a gente bella e brutta, che brutta poi non è mai perché la bellezza permea queste immagini immerse di quotidianità, di quella quotidianità che ce le rende vive. Con un occhio di riguardo per tutti: dallo sguardo del bimbo indiano alla vecchietta sulla porta a Vienna. Così noi seguiamo i suoi viaggi accompagnati dal suo occhio sensibile.
E’, per certi aspetti, un reporter, ma mai un freddo catalogatore d’immagini. Reporter dei viaggi che lui – viaggiatore intelligente – ci riconsegna, inquadratura dopo inquadratura, col suo occhio amorevole.
E così c’immergiamo nel suo mondo che è il mondo che anche chi rimane inamovibile vorrebbe conoscere.
E da questo tuffo nelle sue immagini, in un mondo che non ci appartiene, ma che – tramite il suo occhio – vorremmo conoscere e, forse, anche abitare, noi riemergiamo più ricchi, più consapevoli.
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